Podebrady 2013:primo esordio in nazionale per il nostro marciatore Gregorio Angelini. Campione Italiano cadetti 2011, campione Italiano allievi 2012, inizia questo 2013 conquistando il titolo di campione italiano al Trofeo Invernale di marcia, e fa doppietta ai Campionati Italiani Indoor.

Un 2013 che inizia con vittorie e ottimi risultati, non può che portare bene. Ed ecco che anche per il nostro campione arriva la sua prima maglia azzurra, per rappresentare l’Italia all’incontro internazionale di marcia a Podebrady il 13/04. Un’atmosfera diversa dalle solite, diverso il paese, diversi gli avversari, diverse le sensazioni, ma il nostro marciatore non si fa intimidire. La gara parte alle 12.15 di sabato mattina, e Gregorio si fa subito strada riuscendo a stare in testa per il primo km di gara e aggiudicandosi poi il secondo posto con un crono di 22:04, migliorando il suo PB di quasi 30 secondi. Un’esperienza sicuramente formativa e ricca di emozioni, che ritengo solo l’interessato possa descriverci.

-Penso che un esordio in nazionale sia un punto di arrivo ma soprattutto di  partenza per qualsiasi atleta. Quali sono state le sue emozioni e sensazioni  alla tua prima, e tutti speriamo delle tante, convocazione in nazionale?

“Sicuramente la tensione era tanta, ma ero anche molto soddisfatto e felice di essere lì. Già in viaggio però si sentiva un’aria familiare, i ragazzi che avevano già partecipato ti tranquillizzavano e ti consigliavano, ti dicevano di pensare che fosse una gara normale, in quel momento portavamo ‘solo’ il nome della nazionale. La sera prima della gara siamo stati tutti in camera a parlare con Giorgio Rubino e con il suo discorso ci ha molto rassicurato, ci ha detto che non dovevamo sentire la gara come un peso, l’importante non era vincere a tutti i costi, ma dare il massimo ed essere convinti dall’inizio alla fine, senza avere rimorsi. Durante il riscaldamento poi Magnani e Privitera continuavano a calmare me e Noemi, conoscendo le preoccupazioni dei più giovani. Erano anche venuti amici italiani a loro spese, e mi hanno aiutato molto a superare la paura ed l’emozione, ed ero sempre più convinto di dare il meglio.”

-Un'esperienza come questa serve a conoscere tanta gente, e a potersi  confrontare con persone accomunate da una stessa passione, ma diverse per  cultura e tradizione. Cosa pensi hai imparato da questa esperienza?

“In queste occasioni non si deve pensare che essendo tra i più forti della propria categoria in Italia, lo si è anche fuori, ci può essere sempre qualcuno più forte di te, quindi impari ad essere umile, non dimenticando però che ci potrebbe essere la possibilità di potersi far conoscere e raggiungere alti livelli. Non c’è mai la certezza di essere il migliore, ma la voglia e l’auspicio di dare il meglio di sé. Impari anche a non giudicare dall’apparenza il proprio avversario, ma aspettare e vedere come la gara si svolge, tempo al tempo. Infine soprattutto in queste competizioni importanti non bisogna dimenticare il rispetto verso gli avversari, anche se fino al giorno prima erano persone sconosciute; come è mio solito fare infatti, alla fine della gara mi sono avvicinato al ragazzo che ha vinto congratulandomi con lui e cercando di dire qualche frase in inglese.”

-Quali sono le cose che più di tutte ricorderai?

“In primis il Battesimo, quello non si scorda mai; Rubino, che lo ha fatto 15 anni fa, ci ha detto che ancora lo ricorda! La frase che dobbiamo dire è davvero importante, non si deve essere presuntuosi, e si deve portare rispetto alla maglia e al nome dell’Italia. E’ stato molto emozionante, infatti sapevo benissimo la frase, sono andato spontaneamente e mi sono dimenticato tutto per l’emozione. Ritengo che quel momento racchiuda tutte le emozioni di questa trasferta, far parte realmente per la prima volta della nazionale italiana. In quel momento non mi importava nulla dei capelli tagliati, essere lì con loro era la cosa più importante, e quella che mi ha fatto crescere realmente.

Non scorderò le persone che ho conosciuto, atleti tra i più forti in Italia, come Giorgio Rubino, un olimpico, un uomo che ha contribuito a costituire la marcia italiana. E infine la prima notte, quando eravamo tutti in camera e abbiamo parlato della nostra vita privata, proprio come una grande famiglia.”

 

-Sappiamo che nell'atletica l'importante è non fermarsi mai. Quali sono i tuoi  obiettivi futuri?

“Sono una persona che rimane con i piedi per terra, ritengo ci sia ancora tempo per sognare, poi bisogna dare anche spazio a ragazzi più grandi di me, che hanno più possibilità. Certo chi non sogna un’olimpiade? E con costanza e determinazione si potrà sempre avverare. Per ora spero di stare bene fisicamente per la convocazione ai Mondiali Allievi a luglio, ma in futuro non mi dispiacerebbe  partecipare agli Europei o Mondiali a livelli più alti. E continuo ad andare avanti con la marcia, allenandomi con grinta e tenacia, cercando di dare sempre il meglio.”

 

Le parole di Gregorio sono l’ennesima prova di come lo sport non insegni solo a vincere, o a stare bene fisicamente. Lo sport è vita, è crescere e maturare in una sola gara, saper riconoscere il rispetto per gli altri e saper comportarsi umilmente, imparare a non arrendersi mai, dare sempre il meglio di , e più di tutto insegna che una famiglia è dove ci siano persone sempre pronte ad incoraggiarti, a sostenerti, e a credere in te. E sono fiera e onorata di essere la compagna di squadra e ancora di più di allenamento, di un ragazzo come Gregorio, che a 16 anni, ha già imparato tutte queste cose, e riesce a metterle in pratica in ogni gara, anche internazionale.

 

 Castellana Federica